Libertà di parola, movimento, cura nella pandemia mediatica COVID-19

una simbolica gabbia per uccelli, come augurio, vuota

Diventa sempre più urgente parlare di libertà. Una parola abusata e manipolata, violentata inconsapevolmente da molti, consapevolmente dai soliti noti.

Libertà di parola…

Possibilità di dire quello che si pensa, senza essere censurati dai Social Media o dai Motori di ricerca che ti rendono irreperibile o ti cancellano da tutta le rete. Possibilità di fare connessioni logiche, tra malattie e inquinamento, tra inquinamento e elettrosmog, tra elettrosmog e antenne 5G, tra antenne 5G e vaccini, tra vaccini e tecnologie localizzanti, tra tecnologie localizzanti e regimi totalitaristici (per esempio)…

Libertà di movimento…

Possibilità di uscire di casa, andare a passeggiare in un bosco, in spiaggia, spostarsi nella casa in campagna, senza essere inseguiti da droni o fermati da agenti di sicurezza come in uno stato fascista/comunista, senza poter sedere accanto al partner in auto con il quale dividi tranquillamente il letto. Senza sentirti ancestralmente braccato, in difetto, colpevole, angosciato senza alcun motivo (come quando si faceva il check-in con Ryan Air)…

Libertà di cura…

Possibilità di decidere se ingurgitare chimica velenosa e farsi iniettare vaccini conditi con nanoparticelle, oppure optare per la prevenzione, nutrendosi di verdura e frutta biologiche ricche di prana e vitamine. Senza doversi per legge sottomettere a tatuaggi o chip sottopelle di controllo che vorrebbero suppostamente infilarci da qualche parte  (come quelli per gli animali domestici, appunto).

Sono tre argomenti profondamente legati.

Molto più di quanto si pensi.

Molto più di quanto vogliono farti pensare.

Con tutte queste norme, queste leggi, questi decreti che servono a saggiare i nostri limiti di obbedienza cieca… Con l’instaurazione di una menzogna planetaria, con una narrativa di terrore e morte… Ci negano la responsabilità di decidere per la nostra vita, annichilendo la nostra volontà personale.

Perché se schiacci la libertà, se distruggi la volontà, se togli alle persone la possibilità di muoversi, piano piano gli togli il loro Super Potere Personale.

Bloccati, piegati, ubbidienti, schiacciati da bugie, falsità, favolette. Senza possibilità di guadagnare per pagare debiti e mutui, ricattati dal rischio di multe, che in questo momento di crisi indotta sarebbero tanto più difficili da affrontare…

Accecati dai nostri stessi buoni sentimenti che ci impediscono di pensare che là fuori qualcuno agisca solo per bieco interesse, restiamo inermi di fronte a una situazione insostenibile, incostituzionale, antidemocratica.

Che poi alla democrazia chi ci crede più?

La Democrazia non può essere nelle mani di una maggioranza tenuta ignorante e Smarthphonata, che vive di immagini photoshoppate e pubblicità manipolanti. Troppo presi dal ruolo che abbiamo deciso di impersonare, vetrinizzato e mantenuto a tutti i costi nei nostri inconsistenti profili sul Cyberspazio, perseguiamo cause che ci sventolano sotto al naso, adeguate ai nostri valori – che si tratti dall’ultimo iphone o della salvazione dei mari, poco cambia – senza accorgersi che dietro c’è sempre uno scopo altro, inconcepibile per i più.

Anche ammesso che non fossimo in una oligarchia, in cui il nostro voto non vale assolutamente nulla (almeno il voto nelle urne, come spiego in Sostenibilità Personale c’è un altro voto che vale molto di più ed è quello che vogliono distruggere…)

E anche ammesso che tutti scelgano bene alle elezioni, i politici (tranne miracolosi esempi) sono legati mani e piedi e impossibilitati a fare il loro lavoro, schiacciati dalle Lobby, dal Deep State, dagli interessi globalizzanti e sovranazionali che uniscono quel parassitario 1% che governa il mondo, atteggiandosi – oltre la beffa il danno – a benefattori dell’Umanità.

Quindi lasciamo da parte la politica, e passiamo a quello che bolle in pentola.

Oggi ti invito a vedere questo VIDEO.

E’ abbastanza breve e dice molto di quello che vorrei condividere con te in questo momento.

Si tratta de “Il Ministero della verità” del Giornalista d’inchiesta Massimo Mazzucco. A quanto mi risulta, una delle poche voci italiane fuori dal coro belante degli asserviti al potere.

Qualche anno fa, nel libro “Scomunicazione Cellulare“, ti raccontavo che tra Social Media e Fast Web ci stavano togliendo il giocarello, disinnescando la libera informazione e ammaliandoci per trasferirla da Forum e Blog proprietari a Canali ospitanti, di cui non siamo proprietari. Canali che sono anche loro succubi di sponsor e pubblicità a pagamento, al soldo dei potenti, e che possono censurare a piacimento. Ti ricordi?

L’altro giorno per la prima volta ho visto questa icona di Youtube.

Carina vero?

Libertà di parola, movimento, cura nella pandemia mediatica COVID-19

No! Orribile. 🙁

Questo è uno dei nuovi volti della censura.

Quando vai sui link diretto di certi canali che non vogliono farti trovare, ecco che appare la scimmietta.

Non sempre, magari dipende che cosa hai visto prima, quanto sei considerato complottista et similia… Ma il risultato non cambia. La pagina per te non è disponibile. Non è che non c’è rete, non è che stanno facendo degli upgrade. Te lo dicono chiaramente “Prova a cercare qualcos’altro.

Vogliono distrarti con altro. Perché loro sono lì, hanno il tuo permesso per spiare ogni tua mossa in rete (e non solo) e non ti mollano. Non vogliono che ragioni, che segui le piste, che ti informi.

Non è straordinario che abbiano scelto una scimmietta, come quella proverbiale che non vede, non sente, non parla?

Tu non farti abbindolare e usa la testa!

Ti lascio con 3 ultime riflessioni:

1) Quando qualcuno svaluta e ridicolizza una teoria usando la parola “complottismo” stai attent@!

Non si può bollare di complottismo e cospirazionismo qualsiasi voce fuori dal coro che cerca di fare libera informazione, perché complottismo è un termine offensivo, un’etichetta ingiusta e banalizzante, troppo facile da usare per far chiudere il cervello alla gente (che ancora più di pensare con la sua testa ha paura del giudizio degli altri e del ridicolo).

In pratica, invece di confutare la tesi proposta, si attacca violentemente la persona. E questo – oltre ad andare contro i principi della  Comunicazione non violenta – solo perché non si hanno argomenti sufficienti per smantellarla (o anche perché probabilmente la tesi è fondata… meditiamo!)

A parte che oggetto di discussione dovrebbe essere sempre il messaggio e non il messaggero, c’è anche da vedere chi sta parlando. Una cosa è un giornalista serio, un ricercatore serio, un medico serio, un deputato serio, un’altra è un esagitato inguardabile che urla in modo sgrammaticato dalla sua cucina su YouTube. E poi sono convinta che le teorie più stupide le metta fuori proprio l’Intelligence mainstream per poterle poi sputtanare e fare di tutte le erbe un fascio (Uè, stiamo parlando di gente che si fa gli attacchi terroristici da sola, per avere la scusa di entrare in guerra! Di che ci stupiamo?) Ovviamente c’è da vedere caso per caso, come ho già detto, niente è come sembra…

La cosa che mi infastidisce da parte dei media che dedicano articoli al concetto di complottismo, o anche dei cosidetti antibufale o debunker, è tendere a tutti i costi a polarizzare l’argomento. O ci sono loro, i “seri” detentori della verità (e delle pubblicità a pagamento) o ci sono gli altri, i “complottisti”, esagitati e paranoici. Come dire “noi siamo i buoni”, e “loro sono i cattivi”. Terzium non datur…  Invece di difendere la libertà di espressione, la pluralità delle voci, fare ricerche, argomentare e cercare di capire cosa c’è di vero – cuando el río suena, agua lleva – continuare a diffondere il concetto del cospirazionismo sembra un tentativo per eliminare ogni dissonanza. Proprio perché esistono le sfumature di grigio, questa è una falsa dicotomia: non ci sono solo il main stream e il cospirazionismo.

2) Quando non ci sono prove contro un certo prodotto, una certa tecnologia, un certo farmaco, stai attent@!

E’ vero che dobbiamo usare la testa, ma il fatto che non ci siano studi scientifici noti (perché di solito ci sono, ma sono stati messi sottochiave) e che quindi apparentemente manchino prove oggettive a sfavore di una certa tecnologia o medicina, non significa che si debbano usare, ignorando il principio di precauzione.

La storia è piena di prodotti lanciati sul mercato avidamente senza alcun controllo che poi si sono rivelati a lungo termine tossici, cancerogeni, pericolosi per l’ambiente e per la catena alimentare (DDT, amianto, teflon, glifosato, bisfenolo A… sorvolo su quelli “sospetti” tossici che – per interesse – ancora ci fanno usare.)

Come giustamente disse Upton Sinclair…

E’ difficile far capire qualcosa a un uomo, se il suo stipendio dipende dal fatto che non la capisca.

Ricorda: nessuno ha interesse a fare studi contro i propri… interessi, ma questo non significa che dobbiamo starcene buonini ad aprire la bocca o a mostrare le braccia (e il sedere) a chi ci vuole somministrare le sue miracolose invenzioni. Nemmeno se siamo sotto ricatto. (Io cambierei residenza prima di far vaccinare obbligatoriamente mio figlio perché il Presidente della mia Regione una mattina si è svegliato e ha deciso così…)

3) Quando senti le parole che vorresti sentire, stai attent@!

E’ così facile cedere alla tentazione di credere a false verità, bugie, menzogne che rifilano nei canali mainstream. E’ così rilassante, riposante, tranquillizzante. Ci pensano loro a dirti cosa pensare, cosa fare, quale sia la pillola magica del momento. Così almeno stiamo a posto, non dobbiamo accendere il cervello, non dobbiamo vivere in modo più consapevole, non dobbiamo dire “NO”, non dobbiamo essere “diversi”, non dobbiamo ribellarci.

Ma non pensi anche tu che con tutto questo “Carosello” ci stanno fiaccando proprio per tenerci buoni? Per farci comprare quello che vogliono loro?

Dunque… Non prendere per oro colato quello che senti, mai (neanche in questo caso, ovviamente! 😉 ) Anche se non appena ti farai la domanda “chi ci guadagna qui?” seguendo la pista del denaro, allora capirai molte cose. Quando ti accorgi che vogliono azzittire certe voci, sviarti e distrartidisincentivarti con leggi e multe, spaventarti e farti guardare altrove… Forse è il momento di iniziare a cercare la verità.

Intanto allarmi arrivano da tutto il mondo, perlomeno da quella parte ancora vigile e senziente. Ecco cosa scrive la scrittrice e attivista Arundhati Roy

Oggi, mentre siamo tutti confinati, loro stanno muovendo i loro pezzi degli scacchi parecchio rapidamente. Il coronavirus è arrivato come un regalo agli stati autoritari. (…) Se prima del coronavirus ci aggiravamo da sonnambuli nello stato della sorveglianza, oggi stiamo correndo in preda al panico tra le braccia di uno stato della super-sorveglianza in cui ci è chiesto di rinunciare a tutto – la nostra riservatezza, la nostra dignità e la nostra indipendenza – per consentirci di essere controllati e micro-gestiti. Anche una volta revocati i confinamenti, a meno di muoverci rapidamente, saremo incarcerati per sempre.

Ma ne riparleremo (sperando che la prossima volta che ti colleghi al nostro sito non appaia la scimmietta!) 😉

Intanto ti invito a frequentare il Forum di I FEEL GOOD (uno degli ultimi baluardi del libero Slow Web) dove stiamo collezionando una quantità impressionante di materiale selezionato su questa pandemia mediatica

Pace, Amore e Libertà (di parola, movimento e cura). 🙂

Viviana Taccione
Autrice, Trainer & Downshifter

[Articolo pubblicato anche in www.ifeelgood.it]

Storia della Mucca riscritta in chiave Peace & Love…

Un Maestro samurai, durante un lungo viaggio con il suo fedele discepolo, stava attraversando una foresta a piedi quando vide in lontananza un misera casa, e decise di fermarsi per una breve visita. Durante la passeggiata stava spiegando al suo apprendista l’importanza di incontrare le persone, di aprirsi a nuove esperienze, e di quale grande opportunità di apprendimento si potesse ottenere.

Non appena si avvicinarono alla casa, notarono subito l’estrema povertà in cui vivevano i suoi abitanti, una coppia con tre bambini. Erano vestiti con abiti laceri ed erano scalzi. La casa era poco più che una baracca di legno…

Nonostante questo, i forestieri vennero accolti gentilmente e invitati a riposarsi presso di loro.

Nel pomeriggio il samurai si avvicinò al padre di famiglia, e gli domandò: “In questo luogo remoto, come fate a sopravvivere?

L’uomo rispose: “Mio caro amico, abbiamo una mucca che ci permette di avere diversi litri di latte al giorno. Una parte del prodotto lo vendiamo o scambiamo per altri prodotti alimentari nella città vicina, e con il resto produciamo formaggi per il nostro consumo. Questo è il modo in cui riusciamo a sopravvivere“.

Il saggio rimase in silenzio ad assimilare queste informazioni, e contemplò la casa e lo stile di vita della povera famiglia. Poco dopo, salutò i suoi abitanti e si mise di nuovo in marcia con il suo discepolo.

A metà del tragitto, si rivolse al giovane e gli ordinò: “Si sta facendo sera, vai a prendere la mucca nella stalla, e senza che nessuno se ne accorga, portala al di là delle montagne dove non potranno mai più ritrovarla! Io ti aspetterò al prossimo villaggio.

Il giovane, spaventato, guardò il maestro e gli ricordò che la mucca era l’unico mezzo di sostentamento di quella famiglia. L’insegnante rimase in silenzio e il discepolo, abbattuto, si mise in moto per obbedire agli ordini del suo maestro.

Trovò la mucca, la condusse al di là delle montagne e la abbandonò in una pianura all’interno di un bosco (la mucca trovò casualmente un toro e visse felice e contenta, ma questa è un’altra storia e verrà raccontata un’altra volta… 😉 ). Gli ci vollero 5 giorni per tornare a ricongiungersi al suo Maestro lungo la strada…

Passarono gli anni, ma questa storia restò incisa nella memoria del giovane che non riuscì mai a dimenticarla. Un bel giorno, travolto dal senso di colpa decise di lasciare tutto e di ritornare a vedere come stava la famiglia. L’idea era quella di confessare quello che era successo per chiedere perdono e offrire il suo aiuto.

E così fece. Mentre si avvicinava al luogo dove sorgeva la misera baracca, si accorse che tutto era molto bello, con alberi in fiore, una bella casa con un carro davanti alla porta e alcuni bambini che giocano in giardino. C’era un mulino a vento, un orto e un frutteto e un laboratorio… Tutte cose che prima non c’erano.

Il giovane era triste e disperato immaginando che quell’umile famiglia avesse dovuto vendere ad altri la sua terra per sopravvivere. E che era stato proprio lui l’artefice della loro disgrazia!

Affrettò il passo e fu accolto da un uomo molto gentile, ben vestito e sorridente. Il giovane chiese notizie dalla famiglia che abitava in quelle casa circa quattro anni prima, e l’uomo rispose che la casa era appartenuta sempre a loro. Il ragazzo allora riconobbe in quella persona felice l’uomo spento che aveva incontrato anni prima… Fu invitato ad entrare in casa ed ebbe la conferma che era la stessa famiglia che aveva visitato già con il suo maestro, anche se a prima vista, non l’aveva riconosciuta.

Visti i cambiamenti, il giovane fece i complimenti e ricordò loro che qualche anno prima li aveva incontrati quando era passato da quelle parti con il suo Maestro. Non potendo frenare la sua curiosità, chiese allora all’uomo: “Come ha fatto a migliorare questo posto e migliorare così tanto la sua vita?

Con grande entusiasmo l’uomo rispose: “Avevamo una mucca che ci permetteva di sopravvivere, ma che improvvisamente è sparita. Da quel momento abbiamo avuto la necessità di fare altre cose e di sviluppare altre competenze. Così abbiamo tirato fuori energie insperate e talenti che non sapevamo di avere, e abbiamo ottenuto il successo che vede in questo momento!

MORALE DELLA FAVOLA E NOTE TECNICHE…

Un breve memo su questo post

Recentemente mi sono imbattuta in diverse storie di vita reale che mi hanno ricordato la storia della Mucca, tipicamente un licenziamento non voluto (ma esa-sperato) che ha costretto la persona ad abbandonare la sicurezza deprimente di un posto fisso pagato anche male per un’altra attività e nuove esperienze.

Insomma, una mucca che permette di sopravvivere ma non di vivere, che perdere diventa decisamente una benedizione. Non tutto finisce bene al primo tentativo, ma il nostro compito è provarci, provarci, provarci e non accontentarci finché non realizziamo la nostra Mission.

Però a me la storia della mucca ammazzata che gira in varie formule sul web non mi ha mai convinto, e non mi è mai piaciuto raccontarla. Denota poca sensibilità e una buona dose di antropocentrismo. E certo non abbiamo alcuna necessità di storie che perpetrino crudeltà contro gli animali. Perché se siamo ciechi verso le sofferenze degli animali, alla fine, siamo ciechi anche verso noi stessi (e l’Emergenza Climatica in atto lo dimostra!)

Ed è per questo che ho deciso di riscrivere la Storia della Mucca in versione cruelty free. Il senso non cambia.

Un’altra piccola riflessione

Il Maestro Samurai e il giovane sono in giro per aprirsi al mondo e alle esperienze. E anche la famiglia, accogliendo benevolmente gli ospiti dice inconsciamente “sì” al confronto.

Anche questa è una lezione cruciale. Dire “sì”, non chiudersi davanti ai problemi o irrigidirsi nelle proprie convinzioni, non lasciarsi travolgere dalla routine, ma esplorare nuovi modi di vivere e di pensare.

Questo è il mio anno del sì, uno “YES YEAR” in cui Leonardo ed io stiamo uscendo notevolmente dalla nostra Area di Confort e viaggiando in nuovi mondi. Sorprendentemente vicini.

Perché come dice il grande Picard (parafrasando Voltaire): “Non lasciare che la perfezione diventi nemica del bene!

E sono molto contenta.

Lanciamoci in nuove avventure anche prima di aver tutto pronto, anche prima di sentirci in grado, anche prima di… morire senza averlo mai fatto. Perché la perfezione non è di questo mondo, il coraggio invece sì!

Spero che la Storia della Mucca in chiave Peace & Love ti sia piaciuta e che ti aiuti a disfarti delle zavorre e volare liberamente verso la tua Mission dell’Anima!

Con affetto,

🙂

Viviana

Black Friday? No grazie! (Non farti fregare!)

un lupo travestito da pecora

Questa del “Black Friday” è stata una settimana insopportabile!

Ho incontrato negozianti che, con occhi spiritati e la bava alla bocca, decantavano i loro maxi sconti e le loro offerte speciali. Neanche ascoltavano quello che chiedevi, appena possibile, infilavano nella conversazione l’argomento “Black Friday” tronfi di poter offrire alle loro prede uno sconto così goloso. Ma goloso per chi?

Il massimo è stato in un negozio di ottica. “Vuoi un occhiale da lettura? Niente paura, con il “Black Friday” puoi averne due!” Ma se manco hai la gradazione che mi serve!!! “Non c’è problema! Te ne prendi uno con una gradazione un poco più bassa e l’altro un poco più alta, così ne hai due, tanto con il “Black Friday” bla bla bla…”  Roba da matti! Stessimo parlando di panini, stiamo parlando della salute degli occhi.

Ma con me caschi male, ogni volta che mi nomini il “Black Friday” mi convinci sempre meno. Ma che venditore sei se non sai leggere le micro espressioni di disgusto sul viso dei clienti? Non vedi che sto cercando il modo di andarmene al più presto?

Mi sento offesa, insultata nella mia intelligenza, aggredita sul lato etico, schiaffeggiata sul fronte morale, mentre con gli occhi della mente vedo nuvole fosche di CO2foreste sventrate, mano d’opera sfruttataanimali agonizzanti, fiumi e laghi fosforescenti, discariche a cielo aperto.

Ma non ti rendi conto di quanto poco mi stai “servendo” e quanto invece cerchi di strumentalizzare la situazione per fare cassa e rifilarmi roba che non mi serve? 🙁

Ma c’è il “Black Friday”, la gente pur di portarsi via merce inutile che normalmente non avrebbe mai comprato, evidentemente lascia a casa il cervello. 🙁

Ma che caspita è questo “Black Friday” (letteralmente “Venerdì nero“) o il “Cyber Monday” e tutte le derivazioni sui generis?

Si tratta di giorni dedicati a celebrare il consumismo rampante, lo spreco, il superfluo. In effetti non è si tratta più di singolo giorno, ma oramai si parla di “Settimana del Black Friday“.

Ovviamente il “Black Friday” è una tradizione Americana, nata negli anni ’80.

Ma perché degli Americani ci dobbiamo prendere solo gli eccessi?

Come l’assurda festa di Halloween, altra festa importata di sana pianta nella sua veste più becera e gregaria, solo per farci spendere e spandere (assurda come la festeggiamo noi, senza alcun tipo di spiritualità… Mi piace molto invece il  Día de los Muertos di tradizione messicana che almeno viene festeggiato ricordando i defunti e non andando a molestare i vicini di casa per ricevere dolcetti fosforescenti e cariogeni armati di inquinanti zucche di plastica. ) 🙁

Negli Stati Uniti, il “Black Friday” è il giorno successivo al Giorno del Ringraziamento, il Thanksgiving Dayuna festa Calvinista che si celebra il quarto giovedì di Novembre.

Il Ringraziamento è una cosa seria (almeno dovrebbe!)

Si festeggia nell’America del Nord dal lontano 1621, quando i Padri Pellegrini, fuggiti dall’Europa per poter essere liberi di professare la loro fede Cristiana Calvinista nel Nuovo Mondo, arrivando a bordo della Mayflower dopo una traversata pericolosa che li decimò, decisero di dedicare una giornata per rendere grazie per i doni ricevuti.

Il primo “Black Friday” fu lanciato dai celebri Magazzini “Macy’s” per  celebrare il Thanksgiving Day e ad oggi – dopo 40 anni – Macy’s continua la tradizione organizzando una parata (super sponsorizzata, ovviamente!) che non ha niente a che invidiare al Carnevale di Rio De Janeiro.

Sorvolando sul povero tacchino, animale all’epoca selvatico che sfamò i Padri Pellegrini e oggi piatto tradizionale del Thanksgiving Day massacrato in circa 40 milioni di esemplari ogni anno(anche se ad oggi – non dovendo più fare di necessità virtù – si potrebbero fare scelte altrettanto simboliche ma cruelty free!)…

Collegare una festa con dei regali non è una idea stupida, commercialmente parlando…

Ma una cosa è che venga proposta dai commercianti, l’altra – ben diversa – che sia accolta passivamente dai consumatori.

E che legame ci sia tra il Ringraziamento e l’acquisto sfrenato, non si sa…

Sì, forse il Calvinismo che connette il successo economico e la realizzazione spirituale, giustifica una certa visione consumistica (comunque gravemente distorta e terribilmente miope perché non c’è niente degli insegnamenti di Cristo nella distruzione delle risorse e nello sfruttamento della vita), ma noi che c’entriamo? 

Noi Italiani, di fede cattolica, che abbiamo in casa un Papa che nella sua Enciclica “Laudato sì 2015 stranamente scrisse anche di Ecologia e di Cura della casa comune, dovremmo avere una visione diversa…

Dal momento che il mercato tende a creare un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti, le persone finiscono con l’essere travolte dal vortice degli acquisti e delle spese superflue. Il consumismo ossessivo è il riflesso soggettivo del paradigma tecno-economico. (…)

Tale paradigma fa credere a tutti che sono liberi finché conservano una pretesa libertà di consumare, quando in realtà coloro che possiedono la libertà sono quelli che fanno parte della minoranza che detiene il potere economico e finanziario.

In questa confusione, l’umanità postmoderna non ha trovato una nuova comprensione di sé stessa che possa orientarla, e questa mancanza di identità si vive con angoscia. Abbiamo troppi mezzi per scarsi e rachitici fini

O ancora…

Oggi il peccato si manifesta con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili, negli attacchi contro la natura.

Davvero, non è proprio da me parlare di religione (anche perché ci sono troppi demoni mascherati da santi, e ogni messaggio positivo può essere stravisato e usato per manipolare, basta vedere cosa è stato fatto dalla stessa Chiesa al messaggio originale del Cristo!), ma questa Enciclica parrebbe ricordare che se distruggi la Casa Comune, se distruggi Madre Terra, fai peccato, un peccato – sostiene il Papa – da cui poi confessarsi.

E comunque – possiamo dirlo in altro modo – stai creando Karma.

“Ma cosa caspita c’entra il peccato, il Karma, con il Black Friday?” Mi chiederai…

Acquistando cose superflue senza preoccuparci dei costi reali che ci sono dietro, noi diventiamo mandanti di devastazione, sfruttamento, ingiustizia, uccisioni. Noi creiamo la DOMANDA che permette ad altri di depredare il Bene Comune.

Siamo distruggendo, anzi, stiamo auto-distruggendo il nostro Parco Giochi, quello in cui la nostra Anima – vita dopo vita – sta facendo esperienza del bene e del male per imparareevolvereservire.

Dimmi tu se non è un vero peccato

Ad ogni modo, mettiamola così: non sarebbe più etico “ringraziare” con un giorno di astinenza all’acquisto, per salvare il Pianeta dalla barbarie dello sperpero, del consumo?

O magari non sarebbe più etico “ringraziare” con un giorno dedicato alla Beneficenza per aiutare i più deboli che sono rimasti schiacciati dalle spire del Neo-Colonialismo? (In effetti esiste un timido “Giving Tuesday“, il martedì successivo al “Black Friday” e al “Cyber Monday”, che mi è stato segnalato via mail da Agire Ora e da Action Aid!)

(Apriamo e chiudiamo questa pietosa parentesi: è assolutamente una domanda retorica, dato che si avvicina il Natale, festa in cui monta la frenesia dello sperpero, ricorrenza religiosa in cui questa annosa domanda avrebbe ancora più senso! Evitiamo inutili spargimenti di parole… )

Insomma, il “Black Friday” apre il Vaso di Pandora del Consumo Invernale, è una giornata che per tradizione dà il via alla follia degli acquisti Natalizi.

Follia che si vede nelle file che la gente fa fuori dei negozi, accampandosi per dormire lì tutta la notte per essere pronti ad entrare correndo per comprare belando tutto quello che viene messo loro davanti.

Ancora, soffermiamoci sul termine “black, cioè nero, affibbiato al “Black Friday”.

Nero per il traffico che riempie di nubi nere tossiche le strade? (Questa settimana anche per le strade di Roma non si riusciva a respirare!) O nero per i libri contabili che si riempiono di cifre nere e non più in rosso, colore della perdita. O nero per il petrolio che sostiene il consumismo sfrenato e sta riempiendo il Pianeta di CO2?

Poco importa.

Quello che importa è che regna sovrana un’ipnosi collettiva che spinge all’acquisto indiscriminato di beni e servizi.

Così fan tutti. La riprova sociale è un Autoinganno potente.

Hanno fatto il “Black Friday” anche sulle casse da morto “Paghi oggi e muori quando vuoi!” Ma ci rendiamo conto?

Per non parlare delle promozioni web!

Qui in Redazione abbiamo avuto le caselle email intasate da promozioni che declinavano in tutti i modi possibili il “Black Friday”, alcune squallidissime, altre più creative… Ma nessuno che abbia sollevato un minimo dubbio sull’esigenza reale di questa ricorrenza.

Questa ipnosi all’acquisto con la scusa del “Black Friday” non fa fare una bella figura ai professionisti, alle aziende, ai negozianti…

Ogni volta che ci spremono per farci cacciare soldi per cose inutili, ci stanno cavando il sangue, ci stanno succhiando tempo di vita, tempo che passiamo a lavorare per comprare, sprecare, sfruttare, buttare, inquinare, e poi lavorare ancora per comprare…

Non è solo per quello che ci fanno fare, ma è per come ci fanno vivere!

Ci stanno ingabbiando in una prigione dorata sempre più insostenibile, prigione dove non possiamo fare altro che correre su una Ruota del Topo impazzita, in un carosello senza fine che non ci rende né più felici, né più realizzati.

Una prigione destinata a rimpicciolirsi sempre di più, perché gli schiavi non sono mai liberi e prima o poi ne pagheremo le conseguenze…

Quello che hai comprato durante il “Black Friday” ti serviva davvero? E quanto ti è costato, davvero? E quanto è costato al Pianeta? Quante risorse ha sfruttato, quanta sofferenza ha causato? E quanto costerà in futuro quando lo butterai in discarica?

Ma perché nessuno parla della “Make Something Week” promossa da  Greenpeace per rispondere allo sperpero del “Black Friday” e del consumismo natalizio in genere?

Una settimana mondiale di 300 eventi gratuiti che si terrà in 40 paesi dal 23 novembre al 2 dicembre 2018, per “fare qualcosa” contro lo spreco insegnando a fare invece che comprare.

Perché le alternative all’acquisto automatico ci sono: si può  riparareriutilizzarericiclare, dare una seconda vita a oggetti ancora utili, liberando la creatività personale contro l’omologazione della paccottiglia e della plastica Made in China & dintorni.

Stiamo letteralmente svendendo il Pianeta, eventi come il Black Friday non fanno altro che incentivare le persone ad acquistare oggetti che resteranno nelle nostre vite soltanto per pochi minuti, ma che danneggeranno il Pianeta per secoli. Siamo stati indotti a pensare che la felicità provenga da ciò che compriamo, ma non è così: let’s make somethingfacciamo qualcosa!

Perché altra plastica è “Il regalo che il pianeta non vuole!

Così come questo sperpero di risorse e energie male indirizzate da una mancanza di consapevolezza.

Pace & Amore (e basta bulimia consumistica!)

Viviana Taccione
Autrice, Trainer & Downshifter
[Articolo pubblicato anche in www.ifeelgood.it]

Nata libera, prigioniera a vita in uno Smartphone

Ho molto a cuore la libertà personale.

Autorità e tirannia mi hanno sempre esasperata, dietro qualsiasi forma si nascondessero.

Qui sul Pianeta Terra, noi esseri umani del 21° secolo sembriamo aver perso completamente il senno, investendo mesi di vita per lavorare e guadagnare soldi al fine di comprare a caro prezzo strumenti cibernetici, portarli sempre con noi, diventarne schiavi.

E sento che dietro tutto questo c’è una grande ingiustizia: una castrazione mentale ed emotiva socialmente accettata.

Credo sia arrivato il momento di demolire un Sistema assurdo, spezzare gli automatismi inconsapevoli, agevolare il Risveglio, contribuire a elevare il livello della coscienza umana.

Con la scusa della COMODITA’ (ma quando mai la comodità è stata motore dell’evoluzione? 😉 ) abbiamo accettato di vivere la nostra vita mediata da una Collettività pilotata da una serie di Re e Regine per i quali siamo solo numeri, forza lavoro, potere di acquisto.

E anche noi veniamo condizionati, irretiti, ipnotizzati, costretti ad agire per un “bene” superiore – il Dio PIL – illusi di poter diventare belli, ricchi e perfetti come le STAR che popolano gli schermi, e alla fine dopo aver compiuto una serie di devastazioni (più o meno consapevoli), veniamo rottamati quando smettiamo di servire il Sistema.

E la nostra Energia incarnata si disperde per sempre. 🙁

Mentre la nostra Identità ed “Eredità Digitale” resta on line sui Social Media congelata in vetrine virtuali e asservita alla Collettività

Ma quello che mi rattrista di più non è questo.

Quello che mi dispiace è che nei primi anni ’90 la Rete è stata accolta come strumento di indipendenza dal Sistema… (E potrei quasi dire “io c’ero”, visto che la mia tesi di Laurea l’ho scritta ancora su una Video Scrittura Canon StarWriter nel 1994 e poco dopo abbiamo comprato il nostro primo Tower PC che era gigantesco! 🙂 )

Come scrive nostalgicamente Umair Haque, scrittore ed economista: “Un tempo internet rappresentava una grande promessa, forse la più grande promessa di tutte: essere il faro che guida ogni persona verso la sua giusta destinazione.”

Quando parlo di Rete mi riferisco al World Wide Web: nata libera come strumento di ricerca, oggi questa stessa Rete è venduta a trance, nuovamente asservita al Sistema, grazie a dei geniali – piccoli ma anche pervasivi, onnipresenti e subdoli – dispositivi.

Parafrasando una nota campagna animalista contro il circo, anche della Rete si potrebbe dire: “Nata libera, prigioniera a vita in uno Smartphone.

Dispositivi con cui puoi navigare agilmente solo sui siti di Social Networking, regno indiscusso di pulsantoni, immagini superficiali e slogan a effetto. Dispositivi che da oggi in poi chiamerò Nanosonde.

Sono esagerata? Non credo.

Fintanto che l’attacco rimbambente pubblicitario avveniva attraverso TV, Cinema e Videogiochi, era possibile pararne i colpi.

Fintanto che l’attacco avveniva tramite il computer, potevi sempre navigare da un sito all’altro alla ricerca di informazioni indipendenti…

Ma ora la tecnologia è così portatile, sta nella tasca dei jeans, quando non sul cuore, direi che è quasi sottocutanea

Oggi i siti di Social Networking sembrano in combutta con le Nanosonde per invadere le menti umane 24 ore al giorno e impedire una vera Comunicazione.

Non è un mistero per nessun Autore web della vecchia guardia come noi che le interazioni di qualità siano scemate paurosamente negli ultimi anni. Non si commenta, non si risponde, non si interagisce quasi più su Blog e Forum…

Ci hai fatto caso? Si preferiscono i siti bacheca, dove interagire comodamente senza tastiere, con stereotipate emoticonsonomatopee da fumetto e video pseudo-demenziali.

Le email sono state surclassate dai Messangers istantanei

Perfino le telefonate non sono più di moda: adesso si comunica prevalentemente con messaggi vocali asincroni, tipo Walkie Talkie! 🙁

Siamo sommersi da un flusso incessante di spazzatura multimediale che stressa, inquina e obnubila anche le menti più intelligenti, rubando loro l’innocenza e assimilandole al suo gioco: bloccare l’evoluzione degli individui portando avanti gli interessi di una Collettività fondata su valori egoistici e distruttivi.

Pochi sono gli esempi virtuosi che sfuggono a questo schema.

Pochi i siti che non si vendano al miglior offerente pubblicitario, non importa che parlino di sana nutrizione o di ambiente, c’è sempre posto per un’azienda di junk food o una petrolchimica, basta che paghino.

Pochi i siti che non rimpastino articoli scopiazzati qua e là, non-luoghi multimediali senza anima con titoloni creati ad hoc affinché rimbalzino impazziti sui siti bacheca portando click alle loro pubblicità Adwords.

Tanto la maggior parte delle persone non legge più.

Non ci riesce.

Lo schermo è troppo piccolo.

Si vedono solo le immagini e i titoli.

Dunque cui prodest?

E’ il nefasto predominio del Fast Web sullo Slow Web. Ho chiamato questo fenomeno già da qualche anno “SCOMUNICAZIONE CELLULARE”.

A breve vediamo meglio perché…

Ci si illude di potersi togliere l’impianto cibernetico quando si vuole, ma… Come nella classica Sindrome di Stoccolma, si finisce per innamorarsi del proprio Carceriere!

Diciamoci la verità (…)

Continua su “SCOMUNICAZIONE CELLULARE. Come difendersi da Social, Smartphone e Nanosonde imparando a godersi lo Slow Web” disponibile sia in versione libro cartaceo che in formato Ebook 100% Win Win.

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